We shall overcome

E’ stato l’inno del Black Freedom Movement, il movimento per i diritti civili della comunità nera d’America. Si tratta di un inno gospel che appare in Usa agli inizi del ‘900, viene cantato nelle chiese, così come durante gli scioperi e le proteste non violente dei neri nella loro battaglia per l’uguaglianza. Secondo lo storico Carter l’inno fu cantanto anche nella notte tra il 28 e il 29 giugno 1969 durante i moti di Stonewall.
L’origine della melodia sembra provenire da un canto popolare dei pescatori siciliani utilizzato poi da un compositore tedesco per un inno religioso, da qui sembra essere approdato poi negli Usa.
Il testo viene rimaneggiato più volte fino alla versione definitiva: “We Shall Overcome Someday” – “Un giorno vinceremo”.

We Shall Overcome eseguita dal Cromatica Chorus al finale della serata di gala di Cromatica Festival 2019 al Teatro Morlacchi di Perugia. Arrangiamento di Enrico Bindocci.

Bread and roses

Lo slogan “Bread and Roses” fu pronunciato per la prima volta da Rose Schneiderman durante un discorso per la rivendicazione del diritto al voto femminile negli Stati Uniti: “The worker must have bread, but she must have roses, too.” Divenne nel 1912 lo slogan simbolo di uno sciopero delle lavoratrici tessili nel Massachussets; è stato reso famoso da una poesia di James Oppenheim messa poi in musica nel 1974 da Mimi Farina. La canzone e lo slogan appartengono alla storia del movimento femminista e operaio. Nel film “Pride” (2014) diviene il simbolo della solidarietà tra movimenti diversi come il movimento lgbt britannico e il movimento del sindacato minatori nella lotta condivisa per i diritti civili, sociali e politici negli anni ’80.
L’attivista lgbt Mark Ashton afferma in proposito: “Non capisco chi combatte solo per i diritti dei lavoratori senza combattere per i diritti delle donne, o chi combatte solo per diritti degli omosessuali senza interessarsi dei lavoratori.”
Il brano è diventato ancor più iconico per la comunità LGBT internazionale grazie al film Pride nel 2014.

True colors

La canzone è 1986, è cantata da Cindy Lauper che la definisce “una ballata country dai toni un po’ gospel”. La canzone parla di amicizia e del supporto che l’amicizia può dare nei momenti bui della vita. La cantante dedicò la canzone ad un suo amico gay morto di AIDS che le aveva espresso il desiderio di essere ricordato in una sua canzone. “Blue Boy”, un’altra canzone nello stesso album si occupa del tema dell’emarginazione delle persone gay da parte della famiglia.
Probabilmente queste sono solo alcune delle ragioni che hanno reso presto questa canzone simbolo dell’attivismo lgbt negli USA fin dagli inizi degli anni ’90.
Furono scritte molte versioni corali della canzone, entrata nel repertorio di molti cori lgbt americani. La canzone ispirò una campagna della Human Rights Campaign nel 2007 per promuovere i diritti umani; nel 2008 fu utilizzata a sostegno di una fondazione in USA per eradicare la piaga sociale dei giovani lgbt homless perché cacciati da casa dalle famiglie.
Infine divenne nel 2010 un brano simbolo della campagna It Gets Better contro il bullismo
omofobico.